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La pratica dello spulciarsi sembra avere una importante valenza sociale


Diario


22 febbraio 2007

I cavalieri dell'Ideale, un grazie a tutti loro

"...questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento".

Michele Serra - Repubblica 22/02/07

Ps- Per favore cari rivoluzionari, che la mattina fate colazione con la tazza del Che, fate altre cose. Che so, incontrate gente, pensate, lavorate se proprio ve lo sentite, ma ve lo chiedo con il cuore in mano, fuori dai coglioni.




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21 febbraio 2007

Wu MIng, inizia il conto alla rovescia per il nuovo libro

Ieri 20 febbraio è scattato il conto alla rovescia per il nuovo libro Manituana del collettivo Wu Ming, che uscirà in tutte le librerie il 20 marzo. Da ieri infatti è possibile visitare il sito dedicato www.manituana.com, dove è possibile visualizzare una sorta di trailer promo, leggere piccoli frammenti del romanzo, poter consultare numerosi articoli e documentazioni di ricerca ai quali gli scrittori anonimi del collettivo hanno attinto. Nell'editoria italiana c'è grande attesa per questo nuovo romanzo, infatti il collettivo bolognese Wu Ming rappresenta ormai un fenomeno, già affermatosi con libri come Q  e 54, in continua crescita, capace di realizzare ottimi romanzi anche quando i vari componenti del collettivo operano singolarmente, basta pensare a New Thing di Wu MIing 1 o il nuovo Free Karma Food di Wu Ming 5.

Link Utili
http://www.manituana.com/
http://www.wumingfoundation.com/




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25 gennaio 2007

Addio Kapuscinski

Forse il nome Kapunscinski equivale a quello di reporter, forse Kapuscinski ha fatto la storia dei reporter. All'età di 74 anni Kapuscinski se ne è andato, lasciandoci come eredità i suoi reportage, i racconti dei suoi viaggi, la sua sensibilità al Sud del mondo. Quando, negli anni cinquanta, l'occidente se ne stava chiuso in casa a mettere a posto le cose, a cercare la ripartenza, Kapuscinski se ne andava in Africa, dove invece nuovi stati nascevano. Le sue storie sui poveri del mondo sconvolsero gli occidentali accecati dal boom economico. Le sue intuizioni sulla fragilità della democrazia africana, sulle responsabilità mancate degli occidentali e sulle classi politiche africane corrotte, oggi rappresentano una triste realtà, ancora irrisolta.  




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23 gennaio 2007

La brioche e il suo destino

Il titolo trae in inganno, senza dubbio. Il meglio che possa capitare a una brioche, di Pablo Tusset, è tutto tranne che il titolo. Questo sembra esser uscito fuori per pura casualità. Avete presente quando non date un nome ad un file word, e questo si autobattezza con le prime parole di quello che avete scritto? Tusset, partendo da questa frase, ne sviluppa una storia in bilico tra il grottesco e il noir, dove come protagonista c'è Pablo Miralles, un alcolizzato, contento di esserlo, che vive nel suo piccolo e rassicurante mondo, fatto di canne, puttane, alcol e filosofia. La scomparsa di The First, suo fratello maggiore, da il via ad un'indagine strampalata, fatta di notti interminabili e di risvegli con il cerchio alla testa.

Il libro è coinvolgente, spesso cinico, con sprazzi di affettuosità, ben nascosta dalla stazza, sia fisica che narrativa, del protagonista Pablo Miralles. In Spagna è stato un caso editoriale, in Italia le reazioni sono state poche, ma comunque positive, anch'io mi aggiungo a queste. Leggetelo se credete nel noir atipico e volete conoscere il lato buio, peccaminoso e grottesco di una Barcellona ben dipinta da Tusset.

Il meglio che possa capitare a una brioche di Pablo Tusset; edizioni Feltrinelli




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19 dicembre 2006

La politica show, Mastella un pioniere

Berlusconi è semi svenuto ad una settimana dalla grande manifestazione della libertà. Si è andato ad operare in America, ha chiesto al suo fidato amico Bossi di renderlo noto a tutti gli italiani, e questo, di sua spontanea volontà, c'ha aggiunti un bel dito medio, che in un comizio non fa mai male. Ora si dice sia commosso, sorpreso dall'affetto manifestato da tutta la classe politica italiana. Che teneri che sono. E intanto la popolarità di Prodi cola a picco, ma io un rimedio ce lo avrei: lo show, la gente vuole questo.
Dopo il calcio spettacolo, la tv reality-spettacolo, l'economia spettacolo, è arrivato il momento della politica spettacolo. Non pensate subito a Vespa, quello rientra nel genere drammatico. Berlusconi ha sempre dato quello che gli italiani volevano (escludendo una vita decente o il famigerato posto di lavoro); Berlusconi è uno show man, l'unico a svenire con gli occhi aperti per vedere le facce preoccupate della sua gente. Prodi dovrebbe imitarlo: il suo oppositore sviene, e lui comunica in sala stampa di avere un bel attacco di dissenteria. Mastella già lo fa! Alla trasmissione di Ferrara poco tempo fa, il Ministro della Giustizia, ha dichiarato di aver avuto una colica instestinale che lo ha tenuto tutta la notte sul water. Che dire? Mastella sta avanti.




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11 dicembre 2006

Sorpresa, esiste ancora la poesia

Scrivere un libro di poesie nel 2006, in un paese che legge poco come il nostro, poco attratto da ciò che propone l’editoria italiana, è da pazzi. E pure c’è un libro di poesie che in Italia sta stravendendo, Lettere d’amore nel frigo, 77 poesie di Luciano Ligabue. Ciò fa piacere, conforta sapere che la poesia tira ancora, ma certo in questo caso c’è un vantaggio, e pure ben evidente, il nome di un cantautore pop amato da tutti, ma proprio tutti. L’Einaudi mica è stupida, pubblica le poesie di Ligabue, ci va a nozze. Ma la domanda che mi ronza per la testa è, ma la poesia italiana contemporanea esiste ancora? O è un animale in via d’estinzione? E chi è poeta nel 2006? E quanti editori scommettono nella poesia oggi?




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4 dicembre 2006

Viva la libertà! Cantavano i "con"

Adesso lo dice pure Annan che in Iraq non si sa più dove mettere mano. Certo non ci voleva un genio per capirlo, c'è gente che da 3 anni e più lo ripete, anzi qualcuno lo aveva perfino previsto. Ma vi ricordate 3 anni fa i neo-con, i teo-con, e altri con, come sbandieravano in alto la bandiera della libertà? E adesso dove sono? Molti, se pur a bassa voce, continuano a perseverare nell'errore, convinti che il paladino della democrazia Bush, risolverà la questione. Alcuni si sono ricreduti, ora a mezza bocca dicono che la situazione è sfuggita di mano, ma si rifuggiano sul caso Afghanistan; lì si che la democrazia è tornata a splendere! Come no, i talebani anno dopo anno si stanno ritornando a comandare, anzi gli afghani gli fanno pure le feste di bentornati. Viva la libertà, cantavano a squarciagola i "con".




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1 dicembre 2006

I giornalisti con il brand

Per la manifestazione di domani quelli dell'organizzazione (i Silvio boys) metteranno in atto l'ultima trovata da Forza Italia: i giornalisti con il brand. Che cos'è? Molto semplice: tutti i giornalisti che vorranno entrare ufficio stampa dovranno indossare un braccialetto di riconoscimento. Niente di male tutto qui, peccato che sui braccialetti c'è stampato lo slogan della manifestazione. I giornalisti con il brand. Quelli del Manifesto non ci stanno, Gabriele Polo parla di propaganda sui corpi dei giornalisti e ci azzecca perfettamente. Domani scenderanno in piazza quelli che hanno brandizzato tutto, pure la libertà.




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27 novembre 2006

Svenire è meglio che curare

Di domenica, quando le risse politiche si placano per un buon pranzo in famiglia, bisogna svenire. Magari in un bel convegno, con tante telecamere, con una platea gremita. E vuoi vedere che non si parla d’altro? Perché di questi tempi è meglio parlare d’altro, non vogliamo mica approfondire la storiella delle schede bianche, no?




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9 novembre 2006

Vite spezzate

18 palestinesi sono morti, altre 18 vite che si vanno a sommarsi ad altre vite spezzate, e qui non parlo di vite israeliane o palestinesi, qui parlo di vite. Lo so, la politica, la guerra, i confini, la rabbia perché no, possono criticare tale mia “banalità”. Ma perché è così banale dire che una vita di un palestinese vale quanto quella di un israeliano?

Sostenitori di una o l’altra fazione mi saprebbero riempire di tanti buoni motivi. Saprebbero farmi odiare anche l’aspetto più insignificante dell’altro, del nemico. Ma io non vi credo. Scusatemi ma è più forte di me. Israele lotta per qualcosa che ha radici ormai sconosciute, si spara sul nemico, perché nemico, non sa più comunicare con quello che c'è fuori. I palestinesi alla fine hanno creduto nella politica che faceva più ribollire il sangue, non funzionare la testa. Ecco il risultato: 18 vite spezzate, che si andranno ad aggiungere ad altre ancora, ed altre, ed altre, ed altre. Adesso in Israele come nei territori palestinesi si muore perché altro non si sa fare.




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